I DETENUTI POLITICI CUBANI E I DISSIDENTI PREZZOLATI FINANZIATI DAGLI USA

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Stando alle notizie dei media occidentali, il numero di prigionieri politici a Cuba sarebbe di 141 persone. I media occidentali si rifarebbero infatti alla lista stilata alcuni mesi or sono da Elizardo Sànchez della “Commissione dei Diritti dell’Uomo e della Riconciliazione Nazionale”, che parlava di 147 persone, di cui 6 recentemente liberate. Secondo Amnesty International, al contrario, i prigionieri politici attualmente detenuti a Cuba sarebbero attualmente 27: nel suo rapporto annuale per il 2010, AI parlava infatti di 55 “prigionieri d’opinione” dei quali 20 sono stati liberati in luglio, altri 6 il 15 agosto a seguito della mediazione della Spagna e della chiesa cattolica, e altri 2 sarebbero stati liberati poco tempo prima. Infine, secondo il governo cubano, non vi sarebbero affatto prigionieri politici, bensì alcune persone condannate per aver commesso reati penali, in primis quello di ricevere finanziamenti da potenze straniere. Sembra infatti oramai provato che gli Stati Uniti finanzino da tempo e stabilmente la cosiddetta “opposizione cubana”. Documenti attestano questa pratica clandestina tra il 1959 ed il 1991. nel 1992 è stata varata da Washington la legge Torricelli (Cuban Democracy Act, Title XVII Sectionr 1705), che parla esplicitamente di “assistenza ad organizzazioni non governative adeguate, al fine di sostenere individui ed organizzazioni che promuovono un cambiamento democratico non violento a Cuba”. Successivamente, nel 1996, la legge Helms-Burton (Helms-Burton Act, Title, Section 109) prevede “assistenza e sostegno di qualsiasi tipo ad individui ed organizzazioni non governative indipendenti, per sostenere degli sforzi allo scopo di costruire la democrazia a Cuba”. Nel rapporto 2004 della “Commission for assistance to Free Cuba” si parla di un “solido programma di sostegno a favore della società civile cubana”, preconizzando un finanziamento di 36 milioni di dollari per il “sostegno dell’opposizione democratica ed il rafforzamento della società civile emergente”, Il rapporto dell’anno seguente della stessa commissione, stanzia 31 milioni di dollari per “finanziare l’opposizione interna” . Inoltre il rapporto prevede esplicitamente di “formare ed equipaggiare dei giornalisti indipendenti della stampa, radio, televisione a Cuba”. Gli stessi “dissidenti” (a questo punto il virgolettato è d’obbligo…) ammettono i finanziamenti statunitensi senza problemi. Lara Pollan, del gruppo “The ladyes in white”, ha ammesso nel 2008 di aver ricevuto di aver ricevuto denaro dagli USA, Vladimiro Roca ha recentemente sostenuto che il sostegno finanziario Usa ai dissidenti cubani è da ritenersi completamente legale, Réné Goméz, ha altresì dichiarato che il sostegno finanziario degli Stati Uniti “non è una cosa da nascondere o di cui avere vergogna”. Lo stesso Elizandro Sànchez ha confermato l’esistenza di finanziamenti da parte degli USA. La stampa occidentale considera oramai queste ipotesi come realistiche: agenzie di stampa quali France-presse, l’agenzia spagnola EFE, la britannica Reuters, la statunitense Associated Press. Quest’ultima ha dichiarato che, mentre una parte dei finanziamenti proviene direttamente dal governo USA, per sostenere il rovesciamento del governo Cubano, 33 milioni di dollari in un anno sono stati spesi dall’Agenzia internazionale per lo sviluppo degli stati Uniti (USAID), quale supervisore del “sostegno finanziario del governo per una transizione democratica a Cuba”, nel sostegno della cosiddetta “società civile cubana”. Secondo la legge cubana, il fatto di ricevere finanziamenti stranieri per queste attività è completamente illegale. E non è poi una cosa tanto strana se pensiamo che, dal momento in cui gli USA dichiarano che il loro obiettivo è quello di rovesciare il governo Cubano, affermando che il modo per raggiungere un tale obiettivo è il finanziamento dei “dissidenti cubani”, questi ultimi “si trovano nella posizione di agenti pagati da una potenza straniera per rovesciare il proprio governo”(Wayne S. Smith, ex direttore del SINA a L’Avana dal 1979 all’82). Ma è la stessa Amnesty International a riconoscere che i 27 cubani tuttora in prigione sono “detenuti per aver ricevuto fondi o materiale dal governo americano per attività percepite dalle autorità come sovversive o che recano torto al governo”. In realtà, l’affermazione di AI è parzialmente contraddittoria, dato che il diritto internazionale considera comunque illegale il finanziamento di un’opposizione interna ad un altro stato sovrano, e che qualsiasi paese in Europa e gli stessi USA dispongono di un apparato giuridico che qualifica come illegali siffatte condotte. Tornando alla lista dei presunti prigionieri politici cubani, il numero fornito da Elisandro Sànchez di 141 persone -di cui 10 rimessi in libertà per motivi di salute, 4 già rilasciati per aver scontato la pena. Dei restanti 127, 27 sono stati liberati in base ad accordi tra L’avana, la Spagna e la Chiesa cattolica. Rimarrebbero un centinaio di persone, di cui tuttavia, circa la metà sono in prigione per crimini violenti, quali ad esempio Humberto Eladio Real Suárez e Ernesto Cruz León, responsabili della morte di alcuni civili nel 1994 e nel 1997. Dubbi sulla veridicità della listra Sanchez, sono stati avanzati di recente anche da Associated Press, che sottolinea come “un’analisi più attenta riveli la presenza di terroristi, rapitori e rapinatori di stranieri”, che dei 100 rimanenti, “più della metà sono stati condannati per terrorismo, rapimento e altri crimini violenti e quattro di loro sono ex militari o ex agenti di servizi d’informazione condannati per spionaggio o per aver rivelato dei segreti di stato”. AI, ha dichiarato che non può considerare i membri della lista Sànchez come “prigionieri di coscienza” in quanto essa “include persone giudicate per terrorismo, spionaggio” e addirittura persone che “hanno tentato di far esplodere un albergo, alcuni di loro riuscendoci pure”. A seguito della prossima liberazione – in base ad accordi intervenuti nel giugno di quest’anno -di altri 27 dei 28 rimanenti, secondo Amnesty International, dovrebbe rimanere un solo prigioniero, Rolando Jimenez Pozada, che Associated Press ha dichiarato essere detenuto per rivelazione di segreti di stato. Stranamente, tuttavia, la lista Sànchez, pur considerata la meno attendibile, viene privilegiata dai media occidentali… Il fatto è che stando alle dichiarazioni di Obama, il principale ostacolo verso la normalizzazione dei rapporti tra l’Avana e Washington sarebbe dovuto appunto alla detenzione prigionieri considerati come politici dagli USA e da Amnesty International e che il governo cubano sta dimostrando di voler agire verso una distensione dei rapporti nei confronti degli USA e dell’Occidente, procedendo alla loro liberazione. In teoria, quindi, ora sarebbe la volta della casa Bianca che dovrebbe compiere un gesto di reciprocità e mettere fine a sanzioni economiche anacronistiche ed altresì inefficaci contro il popolo cubano. Fonte: Cuba et le nombre de “prisonniers politiques” di Salim Lamrani per Global research.cahttp://www.mondialisation.ca/index.php?context=va&aid=20657 sulla liberazione di 52 detenuti “politici” da parte di Cuba

Silvia Nulli

vedi anche http://perfettaletizia.blogspot.com/2010/07/la-chiesa-cubana-presto-liberi-52.html

I DETENUTI POLITICI CUBANI E I DISSIDENTI PREZZOLATI FINANZIATI DAGLI USAultima modifica: 2010-08-24T10:02:00+02:00da paolopapillo
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Un pensiero su “I DETENUTI POLITICI CUBANI E I DISSIDENTI PREZZOLATI FINANZIATI DAGLI USA

  1. Senza dimenticare i 5 detenuti cubani nelle carceri statunitensi per essersi infiltrati tra i “dissidenti” cubani a Miami nell’intento di sventare altri attacchi terroristici a Cuba. Meno male che gli USA accusano Cuba di essere un paese che fomenta il terrorismo internazionale!

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