LA PIAZZA PUZZA…..

Giancarlo Caselli, NO TAV , ARRESTI

Una premessa NON ritengo opportuno che vengano rivolti a Caselli insulti o incitamenti a contestarlo in maniera anche solo verbalmente violenta, ma che passi il principio che esistono personaggi intoccabili e non criticabili non mi stà bene ! Inerente alla mancata presentazione del suo libro a Milano me ne dispiaccio perchè magari poteva essere occasione per porre domande sulle anomalie dell’operazione della procura di Torino riguardante militanti NO TAV. Secondo me Caselli questa volta NON ha ragione,posso pensarla così senza essere visto come uno che inneggia alla violenza cieca ed ottusa..

Risparmiatemi la para-culata di dividere il movimento NO-TAV in buoni e cattivi è lo stesso ragionamento che fà il PD quindi puzza a prescindere, grazie per avere letto la premesa e buona lettura .

 

Caselli è stato un buon magistrato antimafia e nessuno lo mette in dubbio, ma questo lo mette al riparo da eventuali errori? poi disquisire sull’eccesso di dissenso nei confronti di Caselli è tipico dei dissidenti da salotto in stile Gomez quelli che vorrebbero il monopolio del dissenso basta che rimanga in ambito radical chic PERCHE’ PER I GOMEZ LA PIAZZA PUZZA non è intonsa come un bello studio tv o un comodo teatro, quelli che tutto sommato il sistema và bene basta migliorarlo un pò…qui’ il pessimo GOMEZ-PENSIERO BANALE E SCONTATO  http://diksa53a.blogspot.com/2012/02/no-tav-che-brutta-deriva.html .Assistiamo alla stessa polemica post 15 Ottobre , quelli che il giorno prima esaltavano le piazze de Il Cairo e incitavano alla distruzione di banche e banchieri e quando centinaia di ragazzi , magari in maniera arraffazzonata, a Roma tentarono di fare lo stesso gridarono allo scandalo si trasformarono in splendidi gigli di campo..ma per cortesia e allora tenetevelo stò sistema e non parlate di “SCENDERE IN PIAZZA” la piazza spesso è eccesso, fango ,rabbia e purtroppo a volte sangue,diversamente è una rappresentazione farsesca delle proteste sempre inserite nel contesto grato a chi comanda, QUINDI INUTILE. P.S. abbiamo letto in rete in questi giorni centinaia di commenti di apprezzamento per la ribellione popolare avvenuta davanti al parlamento di Atene, persino i giornali di regime come “Repubblica” e “Corriere” più di tanto non bastonavano i manifestanti greci, mentre ” Il Fatto” in puro stile pilatesco come ci ha abituato da un pò di tempo a questa parte ignorava la cosa trattandola in maniera asettica..ebbene siccome è molto probabile che quello visto ad Atene tra non molto lo vedremo anche a Roma..quando accadrà vi vengo a sputtanare uno ad uno a voi che la rivoluzione è bella ma a casa di altri…TORNANDO A CASELLI , personalmente NON credo abbia compiuto l’eccesso dell’operazione giudiziaria in questione su ordine di qualcuno o per torna conto personale…ma che lo abbia fatto in quanto uomo di sistema che con il sistema convive, ma si può continuare a convivere con un sistema TOTALMENTE MARCIO?DI SEGUITO RIPORTO IL GIUDIZIO DI UN ILLUSTRE MAGISTRATO , NON DI UN ANARCO INSURREZIONALISTA ,MAGARI FATE LO SFORZO DI LEGGERLO SARA’ UNA LETTURA UN PO’ PIU’ NOISA DEL TEMINO DI GOMEZ MA MAGARI NE VALE LA PENA ; Gli arresti non tornano – di Livio Pepino

Livio Pepino, magistrato in pensione ed ex membro togato del consiglio superiore della magistratura, affida oggi a il manifesto il suo pensiero sulla vicenda che ha toccato i notav nei giorni scorsi:
L’emissione, nei giorni scorsi, della misura cautelare nei confronti di alcune decine di esponenti No Tav per fatti avvenuti sette mesi fa non è una forzatura soggettiva (e, anche per questo, sono sbagliate le polemiche e gli attacchi personali). È qualcosa di assai più grave: una tappa della trasformazione dell’intervento giudiziario da mezzo di accertamento e di perseguimento di responsabilità individuali (per definizione diversificate) a strumento per garantire l’ordine pubblico. Provo a spiegarmi con qualche esempio.
Primo. Non era in discussione – e non lo è, almeno per me – la necessità di effettuare le indagini necessarie ad accertare le responsabilità per reati commessi nel corso delle manifestazioni. Ma non è indifferente il modo in cui ciò è avvenuto. Cominciamo dalle misure cautelari. Non erano obbligatorie e, dunque, la loro emissione è stata una scelta discrezionale. Di più, i reati contestati consentono, in astratto e con il bilanciamento di aggravanti e attenuanti, la sospensione condizionale della pena o l’accesso immediato a misure alternative al carcere. 
Dunque la regola era procedere con gli indagati in condizioni di libertà. Perché, allora, la scelta dell’arresto?

L’ordinanza del giudice per le indagini preliminari lo dice quasi con candore: «I lavori per la costruzione della linea ferroviaria Torino-Lione proseguiranno almeno altri due anni; pertanto, non avrà fine, a breve termine, il contesto in cui gli episodi violenti sono maturati; peraltro, il movimento No Tav ha pubblicamente preannunciato ulteriori iniziative per contrastare i lavori». L’indicazione del movimento No Tav e della sua azione di protesta come bersaglio della misura non potrebbe essere più esplicita.

Secondo. C’è nel diritto penale, e prima ancora nella civiltà giuridica, un principio di fondo secondo cui la responsabilità è personale e va graduata in base alle caratteristiche dei fatti. Nell’ordinanza, al contrario, il giudizio su ciò che è accaduto nei pressi del cantiere della Maddalena il 27 giugno e il 3 luglio dell’anno scorso si sovrappone in toto alle condotte individuali. Si parte, certo, dall’analisi dei fatti attribuiti a ciascuno ma poi, quasi subito, questo riferimento scompare. Così – avendo come riferimento alcuni frammenti degli scontri avvenuti in quelle giornate – si definiscono «gravi», al punto da giustificare l’arresto, condotte come «afferrare per un braccio un operatore di polizia allo scopo di ostacolarne l’avanzata» o «far parte del gruppo di manifestanti accorsi con una paratia mobile per ostruire il passaggio». Di più, queste condotte, accompagnate dal «permanere nel contesto degli scontri», comportano la contestazione di lesioni in danno di 50 agenti, dovendo ritenersi «superflua l’individuazione dell’oggetto specifico che ha raggiunto ogni singolo appartenente alle forze dell’ordine rimasto ferito, come lo è l’individuazione del manifestante che l’ha lanciato, atteso che tutti i partecipanti agli scontri devono rispondere di tutti i reati (preventivati o anche solo prevedibili) commessi in quel frangente, nel luogo dove si trovavano». 

Terzo. Per valutare i fatti è necessario collocarli nel contesto in cui avvengono. E invece, nell’ordinanza, il contesto scompare. Sparisce la complessità di due giornate convulse in cui è accaduto di tutto: anche la commissione di reati ma, a fianco e contestualmente, una grande mobilitazione il cui fine non era aggredire le forze di polizia ma ostacolare l’apertura e disturbare la realizzazione di un cantiere ritenuto illegittimo. Spariscono gli “scontri” e tutto si riduce – a dispetto della realtà – a una aggressione collettiva e preordinata nei confronti un bersaglio considerato fisso, immobile e inattivo. Sparisce il lancio – fittissimo – di lacrimogeni, al punto che il possesso di fazzoletti, occhialini, maschere antigas, limoni e finanche farmaci viene considerato come «elemento fortemente indiziante la preordinazione e il perseguimento di un unico, comune, obiettivo» violento anziché come mezzo per proteggersi dal fumo e dai gas e che tutto è decontestualizzato con conseguente assimilazione di fatti diversi (mentre non sono, all’evidenza, la stessa cosa un gesto isolato di rabbia o reazione e una condotta aggressiva preordinata e protratta nel tempo). 

Tanto basta per segnalare che la questione riguarda direttamente il rapporto tra conflitto sociale e giurisdizione e non solo – come si cerca di accreditare – alcune frange isolate ed estremiste. 
da “il manifesto” del 29 gennaio FONTE ; http://www.notav.eu/article5883.html

LA PIAZZA PUZZA…..ultima modifica: 2012-02-21T11:58:00+01:00da paolopapillo
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